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Intervista esclusiva concessa da Bashar al Assad a Russia Today
Bashar al Assad: "Siamo l’ultimo baluardo della laicità, della stabilità e della convivenza nella regione"

In un’intervista esclusiva a Russia Today, Bashar al Assad, presidente della Siria, parla del ruolo destabilizzante svolto dall’Occidente nel conflitto siriano, rivela perché alcuni paesi hanno paura di dichiarare il loro sostegno al governo, a quali condizioni si può raggiungere la pace e che cosa accadrà nel caso di un intervento straniero.

12 novembre 2012


Intervista tradotta in spagnolo

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare

Il presidente ha chiarito che il problema del conflitto siriano non è tra il popolo siriano e lui, coloro che sono contro di lui sono gli Stati Uniti, l’Occidente, alcuni paesi arabi e la Turchia. "L’Occidente crea sempre dei nemici. Nel passato era il comunismo, poi l’Islam e dopo fu il turno di Saddam Hussein, per altri motivi. Ed ora vogliono rappresentare in Bashar, un nuovo nemico; ed è per questo che si dice, che il problema è il presidente e per questo deve andarsene", ha detto Assad. Allo stesso tempo, ha precisato che la Siria "è l’unico posto dove posso essere", escludendo la possibilità che possa cercare rifugio all’estero. "Non sono un burattino e non sono stato creato dall’Occidente per andare in Occidente o in qualsiasi altro luogo. Sono siriano, sono di qui e devo vivere e morire in Siria", ha dichiarato.

Nelle viscere del conflitto

Per Al Assad, che si occupa di un paese scosso da oltre un anno e mezzo da un violento conflitto interno, il suo più grande nemico è il "terrorismo". "La questione non è che io rimanga [al potere] o che me ne vada, ma se il paese è sicuro o meno. [...] Non siamo in una guerra civile. La questione ha a che fare con il terrorismo e il sostegno di cui godono i terroristi dall’estero per destabilizzare la Siria", ha sottolineato.

"Adesso, in questo caso siamo di fronte a un nuovo tipo di guerra, in cui si esercita il terrorismo per delega, sia per mano di siriani che vivono in Siria o attraverso combattenti stranieri provenienti da fuori", ha dichiarato, aggiungendo che anche se ci sono alcune divisioni nel paese, questo non significa che ci sia una guerra civile.

La fine del conflitto

Al Assad ha rifiutato di prevedere quando finirà il conflitto. Secondo lui, la fine potrebbe essere "una questione di settimane" se si pone fine all’invio di combattenti stranieri provenienti da tutto il mondo, "specialmente dal Medio Oriente e dal mondo musulmano", e l’invio di armi a questi terroristi. "Ma se continueranno i rifornimenti logistici ai terroristi, sarà una lunga guerra", ha aggiunto.

Ha inoltre sottolineato che il suo dovere è quello di essere la persona che pone fine al conflitto e ristabilisce la pace e ha dichiarato che spera di raggiungere questi obiettivi, sia per mezzi bellici o attraverso la negoziazione. "Ho sempre creduto nella diplomazia e credo nel dialogo anche con coloro che non intendono il dialogo o non credono in esso. Dobbiamo continuare a provare", ha puntualizzato.

Le tensioni con la Turchia

"Non penso che ci sia una possibilità per lo scoppio di una guerra tra la Siria e la Turchia", ha detto al-Assad. Secondo lui, la tensione turco-siriana ha a che fare solo con i governi e non con i cittadini di entrambi i paesi. "La guerra richiede il supporto popolare e la maggior parte del popolo turco non vuole una guerra. Pertanto, penso che nessun responsabile ragionevole voglia contrastare la volontà del popolo del proprio paese. E questo è perfettamente applicabile al popolo siriano", sottolinea il presidente. Per quanto riguarda la causa iniziale della crescente tensione, un razzo lanciato dal territorio siriano che ha ucciso cinque abitanti di un villaggio turco, Al Assad ha spiegato che ancora sono ignoti gli autori del colpo fatale. Egli ha sottolineato che per verificare se siano state le truppe regolari o i ribelli, sono necessarie investigazioni congiunte tra gli eserciti dei due paesi per analizzare "la natura del proiettile e il luogo dell’impatto". "Abbiamo chiesto al governo turco di formare una commissione simile, ma si è rifiutato".

L’invasione straniera della Siria

Il costo di una invasione straniera in Siria, se succederà, "sarà più grande di ciò che il mondo intero è in grado di tollerare", ha previsto il presidente. "Siamo l’ultimo baluardo della laicità, della stabilità e della convivenza nella regione", ha rilevato. "Se si generano problemi in Siria, questo avrebbe un effetto a catena su tutto il mondo dall’Atlantico al Pacifico, e si può immaginare l’impatto sul resto del mondo. Non credo che l’Occidente si sta muovendo in questa direzione, ma se così fosse, nessuno può prevedere cosa succederà dopo", ha detto.

Tagliare con l’Iran in cambio della pace?

Bashar al-Assad ha precisato che la Siria ha buoni rapporti con l’Iran dal 1979 e sono in costante miglioramento, riferendosi alle versioni che l’Occidente cerca di propagandare, che sostengono che "se vogliamo la pace, non dovremmo avere buone relazioni con l’Iran". "Una cosa che non ha nulla a che fare con l’altra. L’Iran ha dato appoggio alla Siria e ha sostenuto la nostra causa, la causa dei territori occupati, e noi dobbiamo sostenerlo nella sua causa", ha detto Assad, aggiungendo che "non si può parlare di stabilità sotto l’ombra di cattivi rapporti con l’Iran, la Turchia e altri paesi vicini".

Russia Today , 9 novembre 2012.

Traduzione dallo spagnolo per www.resistenze.org a a cura del Centro di Cultura e Documentazione Popolare (12.11.2012):
http://www.resistenze.org/sito/te/po/si/posicm12-011861.htm

Testo originale in inglese (09.11.2012):
http://rt.com/news/assad-interview-exclusive-syria-265/