scritti politici

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Il ghetto di Gaza, un anno dopo il massacro
I nostri governanti sono complici della barbarie israeliana

Il 27 dicembre 2008, in tre minuti, ottanta bombardieri F16 dell’aviazione israeliana sganciavano più di cento tonnellate volando da nord a sud, da Beit Hanoun fino a Rafah.

10 gennaio 2010 | - : Gaza Israele Palestina

Era l’inizio della barbara aggressione chiamata « Piombo fuso » ; l’inizio di una guerra criminale contro un popolo indifeso che avrebbe provocato, in tre settimane, 1.400 morti dei quali piu di 410 bambini, 5.300 feriti, mutilati, dei quali 2.400 donne e bambini, decine di migliaia di senza tetto, fra una popolazione civile già esangue dopo i lunghi mesi della chiusura di Gaza da parte di Israele ; un blocco totale che l’aveva privata di cibo e di ogni prodotto essenziale, come i farmaci, il gas, il carburante, in violazione di tutte le convenzioni internazionali.

Oggi, un anno dopo questo diluvio di fuoco che aveva devastato tutto, la popolazione di Gaza, indebolita, morente, tenta disperatamente di sopravvivere tra rovine e privazioni. Negli ospedali mancano medicine e pezzi di ricambio. Le condotte dell’acqua potabile e quelle di scarico delle acque reflue sono in condizioni spaventose. La situazione igienica mette in pericolo la salute delle persone. Israele impedisce anche l’ingresso dei materiali necessari alla ricostruzione.

Il lasciar fare da parte dell’Occidente che protegge lo Stato canaglia di Israele, invece di bandirlo dalle nazioni, è uno scandalo enorme. Un milione e mezzo di persone - delle quali oltre la metà sono bambini - restano all’infinito soffocati, rinchiusi alla conoscenza e alla visione del mondo in quella che Israele, con il suo ermetico blocco, ha trasformato in una mostruosa prigione.

E cosa fanno di fronte a questa situazione i nostri vili governanti che amano tanto presentarsi come difensori dei Diritti dell’Uomo?

Assolutamente niente. Partecipano alle commemorazioni di massacri avvenuti oltre 60 anni fa, ma non vogliono fare nulla per costringere Israele a metter fine al più grande e terrificante crimine contro l’umanità della nostra epoca : il ghetto di Gaza. Un ghetto che incarna il martirio di tutto un popolo lasciato in abbandono ; un martirio che si compie sotto i loro occhi mentre loro restano in silenzio ; invece hanno i mezzi per agire, i mezzi per far ascoltare la loro voce. Questo è imperdonabile. E, per i milioni di persone solidali con la popolazione angosciata di Gaza, è un altro scandalo.

A dispetto dei numerosi appelli di eminenti personalità [1], a dispetto delle grida d’allarme di diverse commissioni Onu [2], a dispetto del rapporto Goldstone che denuncia i crimini di guerra commessi dall’esercito israeliano [3], i nostri governi rifiutano di esercitare la benché minima reale pressione su Israele affinché metta fine a questa situazione vergognosa.

Decine di migliaia di cittadini disgustati da questa ingiustizia hanno cominciato a muoversi e ad agire per tentare di rompere questo blocco mortale inflitto alla popolazione di Gaza. Sono partiti via mare [4] o via terra [5]. Agiscono per isolare Israele come un tempo il Sud Africa dell’apartheid [6]. Denunciano tutti gli Stati, direttamente o indirettamente complici, che si fanno beffe dei loro popoli.

Il governo del mio paese, come tutti i governi che collaborano con Israele lasciandolo impunito, sono complici delle sofferenze che infligge a centinaia di migliaia di bambini traumatizzati, complici delle punizioni collettive che impone a un milione e mezzo di persone con l’assedio di Gaza.

Taluni governi partecipano direttamente, come i governi statunitense e francese, impegnati in questo momento a sigillare la frontiera sud della striscia di Gaza con un muro metallico sotterraneo [7] destinato a chiudere tutti i tunnel sotterranei attraverso i quali arriva ancora un po’ di cibo alla popolazione, e ad affamarla con la speranza che finisca per rivoltarsi contro Hamas. In altre parole, per ragioni politiche, essi si associano cinicamente a una punizione collettiva che viola oltraggiosamente il diritto internazionale. Si associano di fatto alla politica repressiva del dittatore egiziano Hosni Moubarak, che si ingegna a moltiplicare gli ostacoli al passaggio dei convogli umanitari organizzati dai volontari internazionali verso Gaza.

In questo stesso momento, dopo un lungo giro attraverso Belgio, Lussemburgo, Germania, Austria, Italia, Grecia, Turchia e Siria, i 150 veicoli e le 400 persone del convoglio di aiuto umanitario « Viva Palestina 3 » [8], partiti da Londra il 6 dicembre sono bloccati da due giorni a Aqaba in Giordania, con il divieto di entrare in Egitto e i partecipanti si apprestano ad iniziare uno sciopero della fame per ottenere il passaggio. Un grande avvenimento del quale la nostra stampa non proferisce parola, come sempre quando si tratta di denunciare la situazione imposta a Gaza.

Il deputato britannico George Galloway, che viaggia con il convoglio, ha dichiarato : « Israele mantiene l’assedio a Gaza da tre anni e mezzo in violazione al diritto internazionale. Non lascia entrare alcun aiuto o materiale per la ricostruzione dopo il suo attacco di inizio anno. Il nostro convoglio è determinato a rompere l’assedio per portare il necessario aiuto. Nel nostro campo, a Aqaba, il morale è alto e noi non andremo in nessun luogo diverso da Gaza ».

Solo la pressione dell’opinione pubblica potrà riuscire a costringere l’Egitto, alleato di Israele nel blocco di Gaza, a aprire le porte dell’inferno, e a obbligare i governi occidentali, e i loro altri alleati fra i dittatori arabi, a prendere le distanze dalla loro criminale complicità e finalmente ad agire affinché Israele sia sanzionato.

Le manifestazioni organizzate, dal 27 dicembre a metà gennaio, per accompagnare la campagna internazionale « Marcia della libertà » indicano la strada da seguire [9]. L’impegno coraggioso e ammirevole di migliaia di cittadini, di 43 paesi, si sviluppa in questo momento come un’onda irresistibile, basterà per obbligare finalmente i nostri governi ad agire?

Silvia Cattori

Traduzione di Khadija Anna l. Pighizzini (10.01.2010)

Originale in francese (26.12.2009):
http://www.silviacattori.net/article1054.html



[1Si veda ad esempio : « Conflit israélo-palestinien - Jimmy Carter dénonce le blocus israélien à Gaza », ledevoir.com, 17 giugno 2009.

[2Si veda ad esempio : « U.N. official pleads for opening of Gaza borders », di Louis Charbonneau, Reuters, 3 aprile 2009.

In una dichiarazione, fatta a New York il 24 dicembre 2009, all’avvicinarsi del triste anniversario del massacro israeliano, Richard Falk, relatore Onu per i Diritti dell’Uomo nei territori occupati, ha chiamato a sanzionare l’occupazione e all’obbligo di levare il blocco contro Gaza. Ha dichiarato che « le sofferenze di un milione e mezzo di persone colpite dal blocco sionista prosegue senza alcuna obiezione da parte della comunità internazionale » e ha sottolineato che « l’attuale situazione costituisce un fallimento catastrofico dei principali governi nell’onorare le loro responsabilità ».

[3Si veda : « United Nations Fact Finding Mission on the Gaza Conflict », 29 settembre 2009 (testo in diverse lingue).

[4Diverse imbarcazioni del Movimento « Free Gaza » sono riuscite a spezzare l’assedio. Si veda in proposito :
« Nous l’avons fait », di Silvia Cattori, silviacattori.net, 25 agosto 2008.

[5Si veda il sito di Viva Palestina :
http://www.vivapalestina.org/home.htm

[6Si veda il sito della campagna Boicottaggio, Disinvestimento e Sanzioni (BDS) contro Israele :
http://www.bdsmovement.net/

[7Si veda : « L’Egypte et les Etats-Unis mettent tout en œuvre pour étouffer Gaza », info-palestine.net, 15 dicembre 2009.

Secondo tutte le recenti e scioccanti rivelazioni, ufficiali francesi partecipano con i militari statunitensi alla supervisione di questo nuovo muro di metallo ; si veda :
« Gaza : la France supervise le prolongement du Mur de séparation », Réseau Voltaire, 26 dicembre 2009.

Occorre osservare che la nuova politica della Francia, messa in atto da Sarkozy dopo il suo arrivo al potere, ha aggravato la già terrificante situazione dei Palestinesi. Essa comporta disgrazie e danni assai grandi. Di recente, in seno all’Unione Europea, è la Francia di Sarkozy e Kouchner che ha difeso la posizione di Israele, sulla questione di Gerusalemme, opponendosi a quella della Svezia che era più corretta verso i Palestinesi.

[8Si veda :
- il sito di Viva Palestina : http://www.vivapalestina.org/home.htm
- « Egypt urged to allow Gaza aid », aljazeera.net, 26 dicembre 2009.