scritti politici

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Un editoriale del New Orient News
Partenariato tra Washington e i Fratelli Musulmani

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8 maggio 2011

I disordini che scuotono la regione araba fanno circolare degli elementi a proposito del piano stato-unitense elaborato in modo da reprimere il fallimento strategico di Washington in questi ultimi 10 anni e in modo da proteggere Israele prima della fine del ritiro dei GI’s dall’Irak, in Dicembre. E’ chiaro che una parte dei fili che sono tirati attualmente, sono stati intrecciati negli ultimi 2 anni, coordinatamente tra l’Amministrazione Obama e i suoi principali partners internazionali e regionali.

Una tra le idee principali studiate in questi ultimi anni si articola sul principio della normalizzazione delle relazioni tra gli Stati Uniti e i Fratelli Musulmani. L’esperienza turca ha proposto un modello di coesistenza tra l’adesione alla Nato e le relazioni con Israele e l’America, sempre prendendo in considerazione i sentimenti pro-palestinesi dei turchi.Ankara ha saputo trovare l’equilibrio tra il timore della sua base popolare verso lo Stato ebraico e le considerazioni strategiche legate alle relazioni con la Nato e gli Stati Uniti. Ma senza arrivare al punto da prendere iniziative che modificherebbero radicalmente i rapporti di forza regionali al profitto dell’asse delle resistenza, incarnato dalla Siria, l’Iran, l’Hezbollah e l’Hamas.

Sembrerebbe che la direzione internazionale suprema della Confraternita dei Fratelli Musulmani abbia stabilito un partenariato con gli Stati Uniti per ridefinire la sua influenza politica ed economica nella regione araba. L’Egitto post-rivoluzionario sarà il terreno per collaudare questo partenariato e tentare di riprodurre il modello turco basato sulla coesistenza tra l’Istituzione militare ed un movimento islamista e sull’impegno della confraternita a rispettare le costanti legate alla sicurezza dello Stato ebraico e l’accordo del Camp David dopo le elezioni presidenziali e legislative. L’alleanza tra i Fratelli Musulmani e il frammento dell’ex partito al potere al momento del referendum sugli emendamenti costituzionali costituisce una prova di questo nuovo schema.

Per quanto concerne il conflitto israelo-palestinese, sembra che “il piano di pace”, che gli Stati Uniti imposeranno, si appoggia sull’iniziativa di Brezinski, basata sull’abolizione del diritto al ritorno dei profughi, lo scambio di territori tra i Palestinesi e lo Stato ebraico, e uno stato palestinese smilitarizzato. Tutto cio’ dipende dalla re-elezione di Obama per un secondo mandato.

Il successo di questo piano conta su diversi fattori.Il consenso dell’Hamas é essenziale. La Turchia e gli Europei si occuperanno di convincere il movimento palestinese utilizzando il bastone e la carota.

Ma la Siria resta il principale ostacolo al piano stato-unitense che consiste a far fuori la causa palestinese. Indebolire l’Hamas e annegare la Siria nei suoi problemi interni diventa una condizione necessaria. Si capisce meglio a questo punto, la convergenza dei ruoli tra l’Arabia Saudita, il Qatar e la Turchia nella crisi siriana.Che i dirigenti dei Fratelli Musulmani siriani facciano l’andata e ritorno tra questi 3 paesi e istighino la rivolta contro il regime di Bachar el-Assad a partire da Istambul, Riyad o Doha diventa, a questo punto, comprensibile.

Anche il Primo Ministro uscente del Libano ha un ruolo in questo piano. Un documento messo alla luce da Wikileaks mostra la posizione di Saad Hariri vis-à-vis del regime siriano e dei Fratelli Musulmani. In un cavo pubblicato dal giornale libanese Al-Akhbar,Hariri afferma “bisogna finirla definitivamente con il regime siriano”. Propone un partenariato tra i Fratelli Musulmani e gli ex-responsabili del regime e aggiunge che la branche siriana della confraternita “assomiglia nelle sue caratteristiche ai Musulmani moderati turchi. (Costoro) accettano un governo civile e sostengono pure la pace con Israele”. Saad Hariri racconta ai suoi interlocutori stato-unitensi che mantiene una relazione solida con la guida spirituale dei Fratelli Musulmani in Siria(oggi sostituito) Ali Al-Bayanouni. Insiste con gli Stati Uniti perché “discutino con Bayanouni. Osservate il suo comportamento e vedrete dei miracoli”.

Tutti i mezzi sono buoni per legittimare questo piano anche se bisogna mettere in pericolo l’unità interna della Siria col rischio di immergere il paese in una guerra civile. Rendendo fallimentare il complotto che puntava a destabilizzarla, col pretesto dei diritti dell’uomo e della libertà, la Siria avrà una volta di più danneggiato un piano destinato a far fuori la causa palestinese e a perennizzare l’egemonia.

Per vincere la sua scommessa, Bachar el-Assad deve affrontare la sfida securitaria posta dai gruppi estremisti che infieriscono nel suo paese. Ma deve, inoltre, lanciare imperativamente il cantiere di vere riforme politiche, economiche, giudiziarie e amministrative, in modo da rinforzare la coesione interna e modernizzare il suo paese

New Orient News (Libano)
Tendances de l’Orient No 29, 2 maggio 2011.

Traduzione di Carola Carlotta (08.05.2011):
http://www.voltairenet.org/article169779

Articolo originale in francese (02.05.2011):
http://www.neworientnews.com/news/fullnews.php?news_id=29785