scritti politici

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La politica di Obama nel Vicino e Medio Oriente
Il lobby filo-israeliano danneggia il piano Baker-Hamilton

Quando il progetto dei neoconservatori falli’ sotto i colpi violenti delle resistenze irakene, libanesi e palestinesi, l’establishment degli Stati Uniti ha deciso di reagire per impedire il crollo dell’Impero, creando una commissione bi-partigiana chiamata Baker-Hamilton.

2 giugno 2011

Questa commissione ha pubblicato una serie di raccomandazioni basate su 2 principi: la conclusione di accordi con la Siria e l’Iran in modo da assicurare un ritiro onorabile dall’Irak e constringere Israele ad accettare un piano di pace che riposi sulla creazione di uno Stato palestinese in Cis-Giordania e Gaza e sulla restituzione del Golan alla Siria.

Dopo l’elezione di Barack Obama, molti hanno creduto, a torto, che il nuovo Presidente stato-unitense avrebbe immediatamente messo all’opera le raccomandazioni della commissione Baker-Hamilton.

Se ne puo’ dedurre, dopo il discorso di Obama davanti all’AIPAC (American Israel Public Affairs Committee) e le politiche aggressive di Washington verso Teheran e Damasco, che il Lobby sionista, sotto la direzione di Benyamin Netanyahu, ha ultimato il suo colpo di Stato contro la tendenza Baker-Hamilton. Il primo ministro israeliano é riuscito a convincere gli Stati Uniti ad adottare delle politiche offensive, al servizio dello Stato ebraico, con lo scopo di sotterrare definitivamente la pace giusta e globale, rufiutando il diritto di ritorno dei profughi palestinesi, approvando il fatto compiuto comparso dalla colonizzazione ad oltranza della Cis-Giordania e dalla giudaizzazione di Gerusalemme. Queste nuove realtà demoliscono le fondamenta stesse del futuro Stato palestinese.Le pressioni esercitate sulla Siria e l’Iran puntano a sottomettere questi due paesi, i soli nella regione che abbiamo ancora una politica indipendente verso l’Occidente, verso l’egemonia israeliana.La stessa sorte é riservata ai movimenti di resistenza libanesi e palestinesi.

Al momento delle elezioni di metà mandato, nel novembre 2010, il Lobby israeliano ha fatto prova delle sue capacità per influire sulle politiche della Casa Bianca per quanto riguarda la colonizzazione e la giudaizzazione, in quello che poteva essere considerato come la prima “manche”del confronto tra lo stato Ebraico e l’amministrazione US. Alla vigilia dell’inizio della campagna elettorale presidenziale, il congresso dell’AIPAC é venuto a dare il colpo di grazia alle raccomandazioni della commissione Baker-Hamilton.Barack Obama, i membri della sua amministrazione e gli eletti del Congresso, si sono vergognosamente sottomessi alla volontà di Israele. Tutte le scommesse ed illusioni di certi arabi sulla possibilità di liberare gli Stati Uniti dall’influenza israeliana sono crollate.In mancanza del processo di pace, Obama dirige un’operazione di fusione strategica tra gli USA e Israele e tutti i paesi della regione sono intimati di sottomettersi ai suoi imperativi.

La domanda formulata dal segretario della Difesa, Robert Gates, ultimo guardiano delle raccomandazioni del gruppo Baker-Hamilton – faceva lui stesso parte di questa commissione- di prolungare il termine di presenza delle truppe stato-unitensi in Irak, pianta l’untimo chiodo nel feretro di questa iniziativa fumosa, che puntava a reprimere le conseguenze catastrofiche del fallimento dei neoconservatori nel ” Medio Oriente allargato”.

La nuova scommessa degli Stati Uniti é costruita su un’alleanza con i Fratelli Musulmani. Ma gli eventi in Egitto mostrano che la nuova generazione di militanti di questa confraternita, cosi’ come il movimento rivoluzionario nel suo insieme, vivono un risveglio politico che si articola intorno alla questione palestinese. Il rifiuto della direzione dei Fratelli di partecipare alla manifestazione del 27 maggio segna l’inizio del divorzio tra la confraternita e la gioventù rivoluzionaria, compreso una parte della sua base. La vecchia guardia dei Fratelli, a quanto pare, preferisce concludere accordi con i Generali del Consiglio Militare Supremo, alleati del Pentagono.

Tra la fusione strategica con Israele, la febbre rivoluzonaria dei giovani in egitto, e il fallimento manifesto del complotto contro la Siria, gli Stati Uniti stanno per vivere momenti difficili nel Medio Oriente.Tanto più difficile poiché un movimento determinato, che comprende Sunniti e Chiiti, ostili al mantenimento dei GI’s in Irak, stà per nascere.

Nuovo slancio per la causa palestinese

La vittoria della Resistenza libanese nell’anno 2000, che ha costretto Israele a ritirarsi dal territorio libanese senza controparte politica, ha costituito una fonte d’ispirazione per i Palestinesi. Gli sforzi frenetici dell’Occidente che puntano a ridurre il conflitto alla sua dimensione israelo-palestinese, togliendogli la sua dimensione araba,sono stati vani. Le realtà hanno provato l’impossibilità di isolare gli uni dagli altri i vari sportelli della morsa nei paesi direttamente in riferimento al conflitto con Israele.

Per decenni, la Siria ha resistito ai blocchi e alle pressioni destinate a spezzare le sue relazioni con i movimenti di resistenza con lo scopo di spingerla alla resa accettando compromessi, a descapito dei propri diritti nazionali nel Golan.

Nel frattempo, i Palestinesi sono riusciti a liberare Gaza obbligando il “duro” Ariel Sharon a fuggire dalla striscia. Sono in più riusciti a difendere lo stretto territorio di fronte alle aggressioni israeliane e alle enormi pressioni occidentali, condotte dagli Stati Uniti, cha hanno vergognosamente calpestato i principi democratici rifiutando di riconoscere la vittoria dell’Hamas alle elezioni del gennaio 2006, sorvegliate da osservatori venuti dall’Europa a dall’America.

Le nuove situazioni fuoriuscite dalle rivoluzioni nel Medio Oriente mostrano che i popoli arabi, in particolare in Egitto ed in Giordania, restano attaccati alla loro causa centrale, quella della Palestina. A dispetto della firma degli accordi di pace del Camp David e di Wadi Araba, questi popoli hanno rifiutato ogni tipo di normalizzazione con un’entità che ha defraudato la terra dei Palestinesi.

La determinazione degli Stati Uniti e dell’Europa ad imporre l’egemonia israeliana si illustra nell’adozione del progetto di “Stato Ebreo" che passa obbligatoriamente dal rifiuto del ritorno dei profughi palestinesi, l’allontanamento della presenza palestinese in Cis-Giordania, l’aumento delle pressioni sugli arabi dei territori del 1948 e la giudaizzazione di Gerusalemme.

L’occupazione israeliana ha praticamente danneggiato le fondamenta del progetto dei 2 stati e l’ha trasformato in uno slogan vuoto che i Palestinesi non sono nemmeno autorizzati a concretizzare simbolicamente alle Nazioni Unite a causa della minaccia di sanzione e rappresaglie da parte di Washington.

Il risveglio dei Palestinesi che si é manifestato nel momento della marcia del Ritorno il 15 maggio, e l’effervescienza popolare in Giordania ed in Egitto nei riguardi della Palestina, prevedono che lalotta dei Palestinesi conoscerà un nuovo smancio alla luce delle realtà consacrate dalle vittorie della Resistenza libanese negli anni 2000 e 2006.

New Orient News (Libano)
Tendances de l’Orient No 33, 30 maggio 2011.

Traduzione di Carola Carlotta (02.06.2011):
http://www.voltairenet.org/article170207.html

Testo originale in francese (30.05.2011):
http://www.neworientnews.com/news/fullnews.php?news_id=32678