scritti politici

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Un articolo di Pepe Escobar
La Guerra delle ombre in Siria

Obiettivo Siria, il premio strategico che supera la Libia. Il palcoscenico è sistemato. Le scommesse non potevano essere più alte. Siria uguale Libia 2.0? È più un "remix" della Libia 2.0. Con la stessa giustificazione della R2P ("Responsabilità di Proteggere"), che vede come protagonisti i civili bombardati per la "democrazia". Ma senza risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite (Russia e Cina porranno il veto). Invece, la Turchia ravviva le fiamme di una guerra civile.

4 dicembre 2011


3 dicembre 2011 - Funerale a Damasco di soldati e ufficiali uccisi dai ribelli siriani

La Segretaria di Stato degli Stati Uniti, Hillary "fummo, vedemmo, morì" Clinton, ha fissato la scena alcune settimane fa alla televisione indonesiana, quando ha profetizzato che in Siria ci sarà una "guerra civile", con un’"opposizione ben armata" e finanziata, strapiena di disertori dell’esercito.

Ora tocca alla NATOCCG. NATOCCG è evidentemente la simbiosi assoluta tra i membri della NATO come Gran Bretagna e Francia e selezionate petromonarchie del Consiglio di Cooperazione del Golfo (CCG), come il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti

Per sentirsi liberi di godere lo sfavillio di un altro paradiso di mercenari.

La guerra della NATO/CCG

I libici previamente noti come ribelli, col consenso esplicito del presidente del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT) Mustafa Abdul Jalil, hanno inviato già in Siria – via Turchia - 600 soldati ben motivati appena usciti del rovesciamento del regime di Gheddafi, per combattere vicino all’Esercito della Siria Libera. Ciò è avvenuto dopo una riunione segreta tenuta a Istanbul tra il CNT ed i "ribelli" siriani, ribattezzati come Consiglio Nazionale Siriano (CNS).

I libici dal grilletto facile hanno accesso a una pletora di armi saccheggiate dai depositi militari del regime di Gheddafi o "donate" gentilmente dalla NATO e dal Qatar. Si può già tracciare un delizioso parallelo con la Casa di Saud negli anni ’80 che diede il verde agli islamisti radicali per andare a combattere in Afghanistan invece di fare casino a casa propria.

Per il CNT è meglio tenere lontani, in Medio Oriente, questi guerrieri carichi di testosterone e disoccupati affinché non causino problemi nel Nord Africa. E per quanto riguarda la Turchia, membro della NATO, in mancanza di guerra (accidenti a quei fastidiosi russi e cinesi) la alternativa da preferire è quella di dare una mano ai mercenari per facilitarne il compito.

La pressione è senza fine. Alcuni diplomatici di Bruxelles hanno confermato ad Asia Times Online che agenti della NATO /CCG hanno fissato un centro di comando a Iskenderun nella provincia di Hatay in Turchia. La cruciale città di Aleppo, nel nordovest della Siria, si trova molto vicino alla frontiera turco-siriana. Il mascheramento fornito per questo centro di comando è la preparazione di "corridori umanitari" verso la Siria.

Anche se questi "umanitari" provengono dai membri della NATO – Stati Uniti, Canada e Francia - e di membri del CCG - Arabia Saudita, Qatar e gli Emirati Arabi Uniti - , la loro versione è che sono solo "controllori" innocenti che non fanno parte della NATO. Non è necessario ripetere che questi umanitari sono specialisti delle forze terrestri, navali, della forza aerea e del genio. La loro missione: infiltrare il nord della Siria, specialmente Idlib, Rastan, Homs, ma soprattutto la grande preda, Aleppo, la più grande città siriana, con circa 2,5 milioni di abitanti in maggioranza sunniti e curdi. Persino prima di questa notizia da Bruxelles, il settimanale satirico francese Le Canard Enchaîné – così come il quotidiano turco Milliyet – hanno già rivelato che i comandi dello spionaggio francese e dell’MI6 britannico stanno addestrando l’FSA per le tecniche di guerriglia urbana a Hatay nel sud della Turchia, e a Tripoli, nel nord del Libano. Le armi – dai fucili alle mitragliatrici israeliane e agli RPG – sono stati contrabbandati in massa.

Non è un segreto in Siria che ci siano bande armate – dai salafiti ai criminali comuni - che stanno attaccando i soldati dell’esercito, della polizia e persino i civili sin dalle prime tappe del movimento di protesta. Circa 3.500 persone, una gran quantità di civili e più di 1.000 soldati sono stati eliminati da queste bade negli ultimi sette mesi.

E poi ci sono i disertori. Quando il regime di Assad insiste nel dire che l’attuale tragedia siriana è fomentata in larga misura da elementi ben pagati e ben armati al servizio di potenze straniere, fondamentalmente è nel giusto.

A Homs, una fonte locale ha detto ad Asia Times Online che, per quanto riguarda l’FSA: "È ovvio che si tratta solamente di una simpatica copertura mediatica per dei criminali. Hanno un video che li ritrae a Bava Amr dove sembrano idioti totali (eccoli qua, con le utili didascalie). Ma chiunque siano questi ragazzi o individui, hanno un forte appoggio tra la popolazione sunnita. Inoltre sono inseriti nella comunità, ricca o povera. Una donna cristiana che insegna in una scuola privata nella periferia di Homs, e che ha soprattutto alunni sunniti, è stata fermata nella sua automobile da una banda, che poi gliel’ha rubata. Quando arrivò a Homs fece alcuni telefonate e gli restituirono la sua auto. Quindi quelli che le hanno rubato l’automobile fuori dai limiti della città hanno buoni collegamenti con persone della classe media e alta che sono state in grado di restituirle la vettura. Questo mi parla dell’infiltrazione del dogma della rivoluzione a Homs. Il “concetto” dell’FSA ha probabilmente un consistente supporto, e la gente di aree povere come Baba Amr, Bayada e Khalidiyya può riuscire da sola a sostenere l’FSA.”

Altro giro di votazioni

Come nel caso della Libia, la Lega Araba ha compiuto docilmente la funzione di zerbino per la NATOCCG, votando per dure sanzioni che comprendono il congelamento dei beni del governo siriano, la fine delle trattative con la banca centrale e degli investimenti arabi. In poche parole: guerra economica. Il giornale libanese L’Orient Le Jour lo ha definito con cortesia un "eufemismo politico". Dei ventidue membri della Lega, hanno votato in diciannove: la Siria era già stata sospesa. Iraq e Libano sono stati gli unici a "dissociarsi" dal voto.

Nel frattempo, il ripugnante gioco opportunista di sedie musicali – la versione siriana – è già in azione. Il Consiglio Nazionale Siriano e le sue coorti islamiste hanno respinto in toto qualsiasi dialogo col regime di Bashar al-Assad. Il segretario generale della Fratellanza Musulmana Siriana, Riad Chakfi, ha fatto l’imitazione di un "ribelle libico" e ha implorato all’esercito turco di invadere il nord della Siria per istituire una zona cuscinetto. Gli esiliati inaffidabili come l’ex vicepresidente Abdelhalim Khaddam – esiliato a Parigi – e l’altro vicepresidente, Rifaat al-Assad – esiliato in Spagna – hanno ancora l’illusione che la Fratellanza Musulmana (che diventerebbe il potere più forte della “nuova” Siria) gli permetterà di salire al trono.

È una stupidità assoluta, perché chi detterà le regole nella "nuova" Siria sarà la Casa di Saud. La Casa di Saud è il collegamento cruciale tra la Fratellanza Musulmana in Egitto (che è sempre più vicina alla presa del potere) , il partito AKP in Turchia (che è essenzialmente una Fratellanza Musulmana edulcorata) e la Fratellanza Musulmana in Siria. I sauditi sono investitori di primo piano in Turchia. Si stanno muovendo per esserlo anche in Egitto. E voglio essere investitori importanti nella "nuova" Siria.

E poi c’è l’aspetto fondamentale del gioco in Turchia. Nel dossier siriano, la Turchia non è più un mediatore: si è trasformata in un’aperta sostenitrice del cambio di regime. Dimenticate l’intesa Teheran-Damasco-Ankara, che era una realtà non molto tempo fa, nel 2010. Dimenticate il potere soffice e la politica estera dei "problemi zero con i nostri vicini", coniata dal ministro degli Esteri Ahmet Davutoglu.

È stato lo stesso Davutoglu ad annunciare le sanzioni proprie della Turchia contro la Siria, una replica di quelle della Lega Araba, con il congelamento degli attivi finanziari del governo e niente transazioni con la banca centrale. Davutoglu insiste nel dire che la zona tampone all’interno della Siria, lungo il confine con la Turchia, “non è all’ordine del giorno”, ma è esattamente ciò che viene proposto dagli ombrosi “controllori umanitari” della NATOCCG. Dalla metà di novembre i media turchi risplendevano dei piani per una no-fly zone nel nord della Siria e per la summenzionata zona tampone che si stenderebbe fino ad Aleppo.

La ragione? Domandatela alla “profeta” Hillary Clinton: fomentare la guerra civile.

La resa dei conti, versione Club Med

In questa folle corsa per promuovere il modello politico turco alla maggioranza sunnita del mondo arabo (che il CCG non ha ancora accettato), la Turchia potrebbe commettere un grave errore di calcolo rispetto alle cruciali relazioni con Russia e Iran. Quasi il 70 per cento dell’energia turca viene importata da Russia e Iran. Per non parlare del fatto che Russia e Iran sono furiosi per la resa della Turchia alla pressione della NATO per ospitare una stazione radar che faccia parte della difesa anti-missile.

La Russia ha idee molto chiare rispetto allo scenario siriano. Sono settimane che il ministero russo degli Esteri continua ad essere più che esplicito: "Non accettiamo in nessun modo la possibilità di intervento militare in Siria."

La riunione dei viceministri degli Esteri tenuta a Mosca la settimana scorsa del gruppo dei paesi emergenti BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) a Mosca è stata inequivocabile.

Il BRICS ha in pratica tracciato la linea rossa. Nessuna scusante per un intervento straniero in Siria, così come va esclusa "qualunque interferenza esterna nei temi siriani che non sia in accordo con la Carta delle Nazioni Unite". Nessun "bombardate l’Iran", ma dialogo e negoziazioni. E nessuna sanzione supplementare, considerata "controproducente". Il BRICS sta vedendo con chiarezza come lo scenario libico si stia lentamente trasformando in una guerra modificata NATO/CCG.

Per mettere più pepe alla faccenda, la portaerei Admiral Kuznetsov - equipaggiata con missili nucleari – ha già lasciato Murmansk verso il Mediterraneo orientale, assieme cacciatorpediniere Ammiraglio Chabanenko e alla fregata Ladny. Arriveranno alla base navale di Tartus, in Siria, verso la metà di gennaio, e si troveranno con altre imbarcazioni della flotta russa nel Mare Nero.

Tartus, che ospita circa 600 militari e tecnici del Ministero di Difesa russo, è un centro di manutenzione e rifornimento della flotta russa del Mare Nero. Sarà eccitante osservare se i russi inviteranno i membri del Gruppo di Attacco della portaerei George H W Bush – che è al momento nel Mediterraneo orienta – per una partita di pallavolo.

È giusto dire che ci sono masse di siriani che vogliono cambiare il regime Assad, ma certamente non vogliono una variante dei bombardamenti umanitari, per non parlare di una guerra civile. Hanno visto il lascito della NATO in Libia, in pratica l’intera infrastruttura del paese distrutta, le città ridotte in polvere, decine di migliaia di morti e feriti, fanatici collegati ad al Qaida che sono al potere a Tripoli, un odio etnico generalizzato. Non vogliono un nuovo massacro. La NATO/CCG invece sì.

Pepe Escobar
Asia Times, 2 dicembre 2011.


Pepe Escobar è l’autore di
Globalistan: How the Globalized World is Dissolving into Liquid War(Nimble Books, 2007) eRed Zone Blues: a snapshot of Baghdad during the surge”. Il suo nuovo libro, appena uscito, èObama does Globalistan(Nimble Books, 2009).

Tutte le versioni di questo articolo:
- The shadow war in Syria
- La guerra en las sombras de Siria