scritti politici

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Una lettera di Antonio Caracciolo
Lettera aperta a Omar Barghouti

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9 novembre 2012

Lettera aperta a Omar Barghouti,
firmatario n. 3 della Lettera di Ali Abuninah a Gilad Atzmon
– Sull’«antisionismo sionista» –

Omar Barghouti
Mi sorprende leggere sul web inglese il nome di Omar Barghouti come firmatario della lettera aperta di Ali Abunimah a Gilad Aztmon, con titolo «Granting No Quarter: A Call for the Disavowal of the Racism and Antisemitism of Gilad Atzmon»: una simile lettera ha lo scopo di far sconfessare Atzmon da parte degli stessi palestinesi, cui si vorrebbero far prendere le distanze dal filosofo che meglio di tanti altri riesce a cogliere i problemi alla loro radice. Per l’analisi e confutazione di questa lettera si rinvia a Roger Tucker. Si consideri che solo le vittime palestinesi possono colmare il deficit immenso di legittimità di cui da sempre soffre Israele e il sionismo. Se non si possono costringere con la forza le vittime (la resistenza di Gaza con Hamas ne è un esempio), non resta che la corruzione (e Abbas con al Fatah è un altro esempio), l’inganno, l’infiltrazione: e l’«antisionismo sionista» ne è lo strumento e la modalità. Va inoltre specificato che i firmatari della lettera vivono per lo più all’estero e sono probabilmente distanti dai problemi reali di quanti vivono in Palestina e nei campi profughi. E ricordo ancora come fu proprio un ebreo israeliano, Jeff Halper, che si batte contro la demolizione delle case dei palestinesi, il quale venuto pure lui a Roma, fu esplicito nel riconoscere a domanda che il potere sionista va aggredito in Europa nei suoi fondamenti. E appunto Atzmon ha il merito di aver toccato questi fondamenti.
La sortita di Ali Abunimah è stata prontamente raccolta e strumentalizzata da Dominique Vidal, che sul web francese si fa scudo della legge liberticida Fabius-Gayssot. A questa campagna di delegittimazione dello stesso BDS non credo sia estranea sul web italiano una sortita odierna da parte di un abituale denigratore della causa palestinese. Costui non è meno ostile ai diritti di libertà dei cittadini italiani ed europei. Per costoro non solo i palestinesi, ma soprattutto i cittadini italiani ed europei devono mordere la polvere sotto il tallone sionista. Ogni anno la lobby ebraica rinnova esplicitamente i suoi sforzi per introdurre anche in Italia le leggi liberticide vigenti in Francia e in Germania, dove sono centinaia di migliaia le persone penalmente perseguite per meri reati di opinione. E ci vuol poco per rubricare come “negazionista” o “istigatrice dell’odio razziale” qualsiasi minima critica ad Israele ed al ruolo delle comunità ebraiche nei paesi europei.
Il libro di Atzmon è uscito in Francia ed il suo contenuto non potrà non incidere nella lotta contro la legge Fabius-Gayssot e per la libertà di pensiero ed espressione. Quanto succede negli Usa e in Francia è un’anticipazione delle reazioni e prese di posizione che dovremo aspettarsi in Italia, quando il libro avrà avuto un numero sufficiente e qualificato di lettori. Un simile libro integra aspetti non toccati dalle edizioni italiane di libri come quello dello stesso Pappe, di Shlomo Sand, di Avraham Burg, di Ghada Karmi, di Jacob Rabkin, di Israel Shahak (1933-2001), quest’ultimo il più vicino ai temi trattati da Gilad Atzmon.

Ali Abunimah
È solo una congettura, ma mi chiedo se una simile lettera – ammesso che non sia stata ispirata direttamente o indirettamente dal Mossad – non la si possa meglio intendere alla luce di una corrispondenza da poco uscita sul Manifesto. Ed è assai curioso leggere come Youssef Salman, segretario generale di Al Fatah in Italia, ottenga la «solidarietà» dei più beceri e sfegatati sionisti presenti sul web italiano. Ma le nostre – ripetiamo – sono solo congetture senza fondamento, malgrado la fama di “traditore” che accompagna Abu Mazen e il suo “governo” fantoccio. Stando ai fatti, ci basiamo sulla nostra limitata esperienza delle cose sul campo.

Gilad Atzmon con il suo libro
Anni addietro, prima dell’attacco mediatico che nell’ottobre 2009 la lobby scatenò contro di me, ebbi occasione di conoscere Omar Barghouti in Roma. Fu lui a chiedere di incontrare in un albergo romano gli “attivisti” del BDS. Io non sapevo se potevo considerarmi un “attivista” o no del BDS. Chiesi alla persona che mi aveva inoltrato l’invito se fossi da considerare anche io un “attivista” e quindi se l’invito era anche a me rivolto.

Mi fu risposto di sì ed io andai all’albergo, dove insieme ad un gruppetto di persone tenemmo conversazioni informali con il giovane Omar Barghouti, che in Italia è venuto più volte a tenere pubbliche conferenze e perorare la causa del BDS. Quella fu la sola occasione che io ebbi di incontrarmi con lui e dopo di allora non ebbi altri contatti.

Ilan Pappe
Nella conversazione informale io chiesi un chiarimento a proposito di Ilan Pappe, che si era trasferito in Inghilterra nell’università di Exteter, della quale un noto denigratore sionista andava dicendo che era di infimo livello, cosa che per la verità io non ero in grado di giudicare. Seguendo un copione, questi dipingeva Ilan Pappe come un “fallito” sul piano professionale in Israele e quindi spinto a cercarsi spazio e credito altrove, appunto in una università scalcinata come sarebbe stata quella di Exeter. Chiesi lumi a Omar Barghouti, il quale mi disse che era di infimo livello l’università che Pappe lasciava in Israele, non quella dove andava ad insegnare in Inghilterra.

La mia “attività” come partecipante alla campagna internazionale del BDS si è limitata principalmente alla pubblicazione di locandine in questo blog e nel seguire e commentare e prendere posizione su ciò che nel mondo succede sotto l’insegna del BDS. Non so se questa campagna avrà il suo successo finale, come nel caso del Sud Africa, al quale ci si ispira, ma in ogni caso non ho lesinato il mio sostegno, convinto che nessuna norma potrà costringermi a comprare prodotti israeliani. In un bar che aveva l’insegna di una nota marca di caffé, dissi che non avrei più preso il caffé in quel bar, fintantoché avessi visto quel marchio. E mi vado regolando allo stesso modo in ogni occasione possibile. Non credo che nessuna autorità possa farmi trangugiare a forza quel caffé o possa costringermi ad applaudire l’«entità sionista» e le sue manifestazioni, come in ultimo quella milanese… Forse in una camera di tortura...

In attesa di chiarimenti da Omar Barghouti, nutrendo dubbi sul mio titolo di “attivista”, elimino da questo blog le locandine BDS, che mi sono costate non poco: nella istruttoria di accusa che la Lobby aveva promosso verso di me presso la mia università erano inclusi anche gli Appelli per il BDS. Il fatto curioso è che il mio Accusatore era uno dei Firmatari dell’Appello dei docenti romani contro i docenti inglesi, che invece avevano votato il boicottaggio accademico: la cosiddetta “lista nera” su cui si è tanto speculato non era altro che un Contro-appello pubblico di un ristretto numero di docenti italiani, sostenitori di Israele.

Cosa sia il BDS, la sua natura, le sue finalità, me lo sono studiato in un libretto di Alfredo Tradardi e Diana Carminati, da me - recensito e pubblicizzato in questo stesso blog. Or bene, per quello che posso saperne e capirne, non vi è nessuna relazione fra l’analisi filosofica contenuta nel recente libro di Gilad Atzmon, di cui tanto si discute, e le finalità che dovrebbero essere proprie della campagna di BDS, senza qui entrare nel merito della sua efficacia.

È mia ferma convinzione che il migliore aiuto che si possa dare alla causa palestinese consiste nella demistificazione e decostruzione dei due pilastri ideologici su cui si regge l’azione lobbistica di Israele in Europa e negli Usa, sostenuta da quinte colonne e “antisionisti sionisti”: 1°) il complesso di colpa imposto alle generazioni europee per fatti remoti, la cui “narrazione” è imposta per legge e penalmente sanzionata; 2°) le autentiche scempiaggini del “cristiano sionismo” che trova la sua terra di elezione negli Usa, dove si può fondare una nuova religione con la stessa facilità dell’apertura di una pizzeria.

Jean Claude Gayssot
L’opera di Gilad Atzmon è preziosa nella decostruzione dell’apparato ideologico del sionismo ed in questo senso è ancora più efficace della campagna BDS. Credo che sia proprio per questo che Atzmon abbia avuto negli USA gli stessi feroci attacchi da parte dello stesso denigratore che si era scagliato su Ilan Pappe e di cui io avevo informato Omar Barghouti. Stupisco nel vedere ora Omar Barghouti associato in questa campagna contro Atzmon, che nel suo libro ha spiegato la nozione di “antisionismo sionista”, assai utile per capire gli inquinamenti e le infiltrazioni nei movimenti italiani che proprio per questo con assai scarsa efficacia riescono a migliorare la condizione dei palestinesi.

Io mi chiedo se il giovane Barghouti sia consapevole di ciò che significa la sua firma alla Lettera di Ali Abunim, al quale non mi rivolgo, non avendolo mai conosciuto e non sapendo chi egli sia. Quel che mi pare certo è che la nozione di “antisionismo sionista” spiega bene l’ambiguità che si nasconde dietro una simile Lettera. E per noi che viviamo in Italia, sotto occupazione americana-israeliana, basta sostituire sopra al termine “antisionismo” quello di “antifascismo” per togliere il coperchio da oltre mezzo mezzo secolo di ambiguità, facendo uscire gli scheletri dagli armadi.

Mi auguro che questa mia Lettera aperta a Omar Barghouti giunga a destinazione ed ottenga una risposta altrettanto pubblica. Mi auguro che il libro di Atzmon sia reso presto disponibile anche in lingua italiana e che susciti un dibattito pubblico, al quale possa partecipare lo stesso Omar Bargouti in una delle sue prossime visite in Italia.

Antonio Caracciolo
Gruppo “Civium Libertas”, 31 maggio 2012.