scritti politici

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Per la pace in Siria

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4 settembre 2013

Per la pace in Siria

I tamburi di guerra battono ancora una volta in Medio Oriente, questa volta con la possibilità di un attacco imminente alla Siria, dopo il presunto uso di armi chimiche da parte del suo governo. È proprio in questi momenti di crisi che può essere fatta un’analisi per la pace nel modo più chiara e evidente.

Prima di tutto, non abbiamo alcuna prova concreta che il governo siriano abbia usato armi chimiche. Anche se i governi occidentali ne avessero le prove, dovremmo rimanere scettici, ricordando i tanti episodi discutibili o fabbricati ed usati per giustificare l’entrata in guerra: l’incidente del Golfo di Tonchino , il massacro di neonati nelle incubatrici in Kuwait, il massacro di Racak in Kosovo, le armi di distruzione di massa in Iraq e la minaccia di un massacro a Bengasi. Vale la pena notare che le prove per l’uso di armi chimiche da parte del governo siriano sono state fornite agli Stati Uniti dai servizi segreti israeliani, che non è esattamente un attore neutrale.

Anche se questa volta le prove fossero autentiche, non sarebbe legittima un’azione unilaterale da parte di alcuno. L’azione militare ha ancora bisogno dell’autorizzazione del Consiglio di Sicurezza. Coloro che si lamentano della sua "inazione" dovrebbero sapere che l’opposizione russa e cinese all’intervento in Siria è motivata in parte dal fatto che le potenze occidentali approfittano della risoluzione del Consiglio di Sicurezza in Libia, per effettuare un "cambio di regime" in quel paese. La "comunità internazionale" disposta ad attaccare la Siria, si riduce a tre paesi (Stati Uniti, Regno Unito e Francia ), dei quasi duecento nel mondo. Nessun rispetto per il diritto internazionale è possibile senza il rispetto per l’opinione onesta del resto del genere umano.

Anche se un’ azione militare fosse permessa e attuata, che cosa potrebbe realizzare? Nessuno può controllare seriamente le armi chimiche senza mettere "in campo l’esercito", che non è considerata da nessuno una possibilità realistica, dopo i disastri in Iraq e Afghanistan. L’Occidente non ha un vero alleato affidabile in Siria. I jihadisti che combattono il governo amano l’Occidente come quelli che hanno assassinato l’ambasciatore degli Stati Uniti in Libia. Una cosa è prendere soldi e armi da un paese, un’ altra è essere un suo sincero alleato.

Ci sono state proposte di negoziati da parte del governo siriano, iraniano e russo, che sono state trattate con disprezzo dall’Occidente. Quelli che dicono" non possiamo parlare o trattare con Assad" dimenticano che questo è stato detto a proposito del Fronte di Liberazione Nazionale in Algeria, di Ho Chi Minh, di Mao, dell’Unione Sovietica, dell’OLP, dell’IRA, dell’ ETA, di Mandela e dell’ANC, e di molti guerriglieri dell’ America Latina. Il problema non è se uno parla con la controparte, ma dopo quante morti inutili si accetti di farlo.

L’epoca in cui gli Stati Uniti e i pochi alleati rimasti agivano come poliziotti globali è in realtà alle nostre spalle. Il mondo sta diventando sempre più multipolare, e la gente del mondo vuole più indipendenza, non meno. La più grande trasformazione sociale del XX secolo è stata la decolonizzazione e l’Occidente dovrebbe adattarsi al fatto che non ha né il diritto, né la competenza, né i mezzi per governare il mondo.

In nessun luogo, la strategia di guerre infinite è fallita più miseramente che in Medio Oriente. Alla lunga, il rovesciamento di Mossadeq in Iran, l’ avventura del canale di Suez, le molte guerre israeliane, le due guerre del Golfo, le continue minacce e le sanzioni assassine prima contro l’Iraq ed ora contro l’Iran, l’ intervento in Libia, hanno portato solo a un ulteriore spargimento di sangue, odio e caos. La Siria non può che essere l’ennesimo fallimento per l’Occidente senza un cambiamento radicale nella politica.

Il vero coraggio non consiste nel lanciare missili cruise solo per mostrare una potenza militare che sta diventando sempre più inefficace. Il vero coraggio sta nel rompere radicalmente con quella logica mortale. Invece, obbligare Israele a negoziare in buona fede con i Palestinesi, convocare la II conferenza di Ginevra sulla Siria e discutere con gli Iraniani il loro programma nucleare, tenendo conto onestamente della legittima sicurezza e degli interessi economici dell’Iran.

Il recente voto contro la guerra nel parlamento inglese, come le reazioni sui social network, riflettono un massiccio spostamento dell’ opinione pubblica. Noi occidentali siamo stanchi di guerre, e siamo pronti a unirci alla vera comunità internazionale chiedendo un mondo basato sulla Carta delle Nazioni Unite, la smilitarizzazione, il rispetto della sovranità nazionale e l’uguaglianza di tutte le nazioni.

Il popolo occidentale chiede inoltre di esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione: se si devono fare guerre, devono essere basate su dibattiti aperti e sulla preoccupazione diretta per la nostra sicurezza nazionale, e non su una nozione imprecisa di un "diritto ad intervenire ", che può essere facilmente manipolata.

Dobbiamo obbligare i nostri politici a rispettare tale diritto.

Dr. Hans Christof von Sponeck, UN Assistant Secretary General and United Nations Humanitarian Coordinator for Iraq from 1998 to 2000.

Dr. Denis J. Halliday, UN Assistant Secretary-General 1994-98

Dr. Saïd Zulficar, UNESCO official from 1967 to 1996. Director of Operational Activities, Division of Cultural Heritage from 1992 to 1996.

Dr. Samir Radwan, former Adviser on Development Policies to the Director-General of ILO, and former Egyptian Minister of Finance.

Dr. Samir Basta, Director of UNICEF’s Regional Office for Europe (1990-1995). Director of UNICEF’s Evaluation Office (1985-1990)

Dr. Miguel d´Escoto Brockmann, President of the UN General Assembly (2008-2009). Nicaraguan Foreign Minister (1979-1990).

Dr. José L. Gómez del Prado, Former Senior Officer at the Office of the High Commissioner for Human Rights,
Member of the UN Working Group on the use of mercenaries (2005-2011).

Source : Firme